Elisabetta Martinez

Biografia

Pittrice di Roma, si dedica all’arte dal 1978, anno in cui inizia la formazione artistica presso la “Bottega d’Arte” di Rignano Flaminio, di suo padre, il Maestro d’Arte Luigi Martinez.

In quegli anni frequenta corsi di pittura, scultura e acquaforte. Nel contempo dal 1979 inizia gli studi liceali e universitari, conseguendo nel 1989, la Laurea in Architettura presso la “Facoltà di Roma La Sapienza”. Inizia così l’attività di architetto presso il suo studio di Roma e contemporaneamente di artista.

La passione per la pittura l’accompagnerà fin da quegli anni, ad iniziare dalle prime grafiche a matita o a china, in cui sperimenta l’attenzione per il tema del volto: si tratta di rappresentazioni essenziali e minimali, fatte di pochi segni e ombreggiature che rappresentano sequenze di volti sovrapposti e incastrasti tra loro in un continuum di linee curve.

Il colore a olio e il suo fascino la catturerà successivamente, portandola a nuovi tentativi di espressione pittorica, nell’ambito del paesaggio urbano e del figurativo.

I suoi lavori attuali, i più significativi dei quali presenti ad Arsnova Gallery, provengono direttamente da quelle prime esperienze, parlando di figure femminili sospese, raccolte tra sogno e realtà, volti pensosi e assorti nel sonno, scomposti e ricomposti da elementi geometrici e “tagli” che interrompono la continuità figurativa, per manifestare una nuova interpretazione della forma.

“Geometrie e Forme”, i suoi temi di studio e ricerca, si articolano su due direzioni espressive che porta avanti contemporaneamente. Da un lato lo studio della figura femminile raccolta in sé stessa, assorta in uno spazio interiore di riflessione e dolce abbandono, interrotta, nella sua continuità formale, da sovrapposizioni di nastri e ritmi geometrici, mai conclusa nello spazio ridotto della tela. Il disegno resta accennato, incompiuto, astratto, lasciando ampie partiture della tela non finite e smarginate.

Dall’altro si dedica a lavori incentrati su forme archetipe, misteriose figure primitive e simboliche che appaiono su fondi informali: tracce, impronte di divinità senza tempo, definite da estese e ricche campiture di colore. Figure ispirate dai giganti di Nemrut Dagi in Turchia, dai templi del Bayon in Cambogia, dalle sculture ciclopiche dell’arte egizia e dei grandi Buddha. Ciò avviene attraverso una rappresentazione mai conclusa in sé stessa, che lascia allo sguardo e alla mente la possibilità di leggere immagini delineate da strutture aperte e dinamiche, attraverso le quali si può cogliere qualcosa di non visto, qualcosa che è in noi stessi e che solo il nostro sguardo interiore può decodificare.

L’uso del colore a olio usato puro, in sequenze e sovrapposizioni successive, crea le sfumature, le trame e le trasparenze, il carboncino resta spesso come traccia dello schizzo iniziale o come velatura che va a sporcare il colore, piccoli inserti in foglia d’ oro o d’argento ampliano i piani di lettura, la spatola come strumento principale del gesto creativo.

Da alcuni anni espone con continuità in gallerie e mostre collettive nelle piazze del centro storico di Roma, da Piazza Trilussa a Borgo Pio, da Piazza di Spagna a via Margutta, con importanti associazioni artistiche, tra cui Escidicasa Arte, Alternativa ‘94 e, come ospite, con l’Associazione Cento Pittori di Via Margutta.

(Roberto Luciani)

3 opere
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